DERMATITE ALLERGICA DA CONTATTO: I METALLI
CHI NE E’ PIU’ AFFETTO?
Le dermatiti allergiche da contatto colpiscono soggetti geneticamente predisposti che hanno avuto precedentemente l’esposizione una sensibilizzazione all’allergene.
Le dermatite da contatto (sia allergiche che irritative) colpiscono circa il 15-20% della popolazione generale e quelle allergiche hanno una prevalenza del 7%, anche se il dato potrebbe essere in crescita negli ultimi anni. Le dermatiti allergiche da contatto colpiscono più frequentemente le donne che gli uomini.
I metalli sono una delle classi di allergeni che possono causare dermatiti allergiche e comprendono: il nichel, oro, cobalto, cromo, palladio e mercurio.
Il più frequente allergene tra i metalli è sicuramente il nichel che è causa di dermatite allergiche da contatto in tutto il mondo questo perché è un metallo largamente diffuso e utilizzato nel campo della gioielleria, abbigliamento ma anche in alcuni tipi di alimenti. Questo metallo è usato per creare gioielli di bigiotteria, alcuni con oro e piercing. Le reazioni più comuni sono nelle orecchie e possono sorgere al primo contatto o dopo un lungo utilizzo. I prodotti che contengono nichel sono molto diversi: orologi, montature di occhiali, cerniere, bottoni, cinture ec.
E’ più frequente nelle donne per la maggiore esposizione ai prodotto di gioielleria, come bracciali, collane e orecchini.
La sintomatologia dall’esposizione al contatto con questo allergene è la stessa per altri tipi di dermatiti da contatto, avremo quindi gonfiore e prurito fino ad arrivare a vere e proprie vescicole e bolle.
Il nichel si può trovare anche negli alimenti come il cioccolato, soia , birra e fiocchi di avena. La sintomatologia potrà estendersi quindi anche ai sintomi gastrointestinali dovuti all’ingestione di alimenti particolarmente ricchi di questo metallo.
I sintomi più significativi possono essere quindi:
1. dermatiti e pruriti, arrossamenti della pelle che si manifestano su volto, mani e gambe. In genere le parti del corpo a contatto con il nichel;
2. infiammazioni del cavo orale, afte;
3. gonfiori addominali;
4. malesseri diffusi;
5. senso di stanchezza e affaticamento;
6. nausea;
7. mal di testa.
Oltre ad evitare il contatto diretto con gioielli, orecchini e capi di abbigliamento contenenti questo metallo sarà necessario anche adottare un regime alimentare particolare e cercare di evitare tutti quei cibi che contengono quantità maggiori di questo elemento.
Elenco degli alimenti che presentano una maggiore concentrazione di nichel
1. pomodoro intero, la passata di pomodoro in genere è tollerata;
2. legumi come: fagioli, lenticchie, fave e piselli. I ceci sono generalmente più tollerati;
3. vegetali quali: asparagi, broccoli, carciofi, carote, cavoli, cavolfiore, cipolla, fagiolini; funghi, lattuga, radicchio, sedano e spinaci;
4. farinacei quali: grano saraceno, farina integrale, farina di mais;
5. da evitare assolutamente: cacao, cioccolato, pasta sfoglia e liquirizia;
6. aringhe, ostriche;
7. pere, sia fresche che cotte, prugna e uva passa.
Quello che segue invece è un elenco di alimenti che contengono una minore concentrazione di nichel:
1. tra i vegetali: cetrioli, melanzane, patate (da non bollire con la buccia), zucca rossa, zucchine;
2. farina 00;
3. marmellate se autoprodotte;
4. banane;
5. caffè;
6. olio d’oliva;
7. uova.
E quelli che non dovrebbero contenerne:
· tutte le carni;
· pesce (eccetto aringhe e ostriche);
· frutta (eccetto quella già citata);
· latte e derivati.
Nel sospetto di dermatite allergica da contatto e in caso di inefficacia del trattamento bisognerà eseguire dei test diagnostici come il patch test.
I trattamenti comunemente includono impacchi freddi, corticosteroidi topici e antistaminici sistemici, se necessari per lenire il prurito.
IL NICHEL E L’EUROPA: DIRETTIVA EUROPEA 94/27/CEE NICKEL FREE
Nella DE 94/27/CEE Nickel Free del 30 giugno 1994 il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno stabilito che il nichel non può essere utilizzato:
- in oggetti metallici che vengono inseriti negli orecchi perforati o in altre parti perforate del corpo umano durante la cicatrizzazione della ferita causata dalla perforazione, e vengono successivamente tolti oppure no, a meno che tali oggetti siano omogenei e la concentrazione di nickel – espressa come massa di nickel rispetto alla massa totale – sia inferiore a 0,05 %;
- in prodotti destinati ad entrare in contatto diretto e prolungato con la pelle, quali: orecchini, collane, bracciali e catenelle, braccialetti da caviglia, anelli, casse di orologi da polso, cinturini e chiusure di orologi, bottoni automatici, fermagli, rivetti, cerniere lampo e marchi metallici, se sono applicati agli indumenti
se il tasso di cessione di nickel dalle parti di questi prodotti che vengono a contatto diretto e prolungato con la pelle è superiore a 0,5 ìg/cm²/settimana; - in prodotti come quelli elencati al punto 2, se hanno un rivestimento senza nickel, a meno che tale rivestimento sia sufficiente a garantire che il tasso di cessione di nickel dalle parti di tali prodotti che sono a contatto diretto e prolungato con la pelle non superi 0,5 ìg/cm²/settimana per un periodo di almeno due anni di uso normale del prodotto.
Inoltre i prodotti che sono oggetto dei punti 1, 2 e 3 non possono essere immessi sul mercato se non sono conformi alle prescrizioni di detti paragrafi.